L’Italia continua a confermarsi uno dei Paesi europei più virtuosi nel campo della donazione e dei trapianti di organi. I dati più recenti del Centro Nazionale Trapianti mostrano, infatti, una realtà capace di coniugare efficienza organizzativa, qualità clinica e una diffusa cultura della solidarietà. Nel 2025, infatti, sono stati effettuati 4.678 trapianti di organo, il dato più alto mai registrato nel nostro Paese, superando anche il precedente record del 2024. Un risultato che conferma la capacità della rete nazionale di rispondere ai bisogni di migliaia di pazienti affetti da insufficienze d’organo gravi e spesso incompatibili con la sopravvivenza.
La leadership italiana emerge con particolare evidenza nel confronto internazionale. Con 29,8 donatori effettivi per milione di abitanti, l’Italia occupa il secondo posto tra i principali Paesi europei, alle spalle della sola Spagna, che continua a rappresentare il modello di riferimento mondiale con 51,9 donatori per milione. Il nostro Paese supera invece realtà importanti come Francia (27,6), Regno Unito (20,8) e Germania (11,2), confermando la solidità di un sistema costruito nel corso degli anni grazie a una stretta collaborazione tra istituzioni, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti.
Dietro questi numeri vi è un’attività sempre più intensa nelle terapie intensive, dove nel 2025 sono stati segnalati 3.290 potenziali donatori, in aumento del 3,9% rispetto all’anno precedente. Di questi, 1.760 sono diventati donatori effettivi, con una crescita dell’1,7%. Un segnale positivo che testimonia la crescente capacità d’intercettare le opportunità di donazione e di trasformarle in concrete possibilità terapeutiche. Anche all’interno del Paese emergono esempi di particolare eccellenza. Il Veneto si colloca al primo posto con 49,3 donatori per milione di abitanti, seguito dalla Toscana con 45,6 e dall’Emilia-Romagna con 42,2. Regioni che da anni investono nella formazione del personale e nelle campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini.
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dal rapporto riguarda l’evoluzione del profilo del donatore. L’età media è progressivamente aumentata, passando da 58,8 anni nel 2016 a oltre 64 anni nel 2025. In dieci anni il numero dei donatori ultrasessantacinquenni è quasi raddoppiato, dimostrando come i progressi scientifici e organizzativi consentano oggi di utilizzare con sicurezza organi provenienti da persone sempre più anziane. Il dato sfata, inoltre, un pregiudizio ancora diffuso nell’opinione pubblica: non esiste un’età anagrafica che escluda automaticamente dalla possibilità di donare.
Tra i fattori che hanno maggiormente contribuito alla crescita dell’attività trapiantologica vi è poi lo sviluppo della donazione a cuore fermo, cioè il prelievo di organi dopo l’arresto cardiocircolatorio irreversibile. Nel 2025 i donatori di questo tipo sono stati 428, oltre il 50% in più rispetto all’anno precedente, consentendo l’esecuzione di quasi 900 trapianti. Un risultato particolarmente significativo se si considera che appena dieci anni fa questa modalità di donazione era quasi assente nel panorama nazionale. Progressi si registrano anche nella donazione da vivente, soprattutto per rene e fegato, e nell’ambito dei trapianti pediatrici, che continuano a rappresentare uno dei settori più delicati e complessi della medicina dei trapianti.
Sul fronte delle strutture ospedaliere, il primato nazionale per numero complessivo di interventi spetta all’Azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, con 482 trapianti effettuati nel corso del 2025. Seguono l’Azienda ospedaliera di Padova e il Policlinico di Bari, a conferma della presenza in Italia di centri altamente specializzati e riconosciuti anche a livello internazionale.
Nonostante questi risultati, il sistema deve fare i conti con una domanda che continua a superare l’offerta di organi disponibili. Alla fine del 2025 erano 8.401 i pazienti in lista d’attesa, in aumento rispetto all’anno precedente. I tempi medi di attesa restano particolarmente significativi per il trapianto di rene, che richiede circa venti mesi, mentre risultano più contenuti per fegato, cuore e polmone. La principale criticità resta tuttavia il fenomeno delle opposizioni alla donazione. Nelle terapie intensive, quasi tre famiglie su dieci rifiutano il consenso al prelievo degli organi dopo la morte del proprio caro. Secondo le stime del Centro Nazionale Trapianti, questi dinieghi hanno impedito la realizzazione di circa 2.400 trapianti nel solo 2025.
L’espressione della volontà: ancora alto il numero di contrari
Preoccupa inoltre il dato raccolto al momento del rinnovo della carta d’identità elettronica. Oltre il 40% delle dichiarazioni registrate nei Comuni esprime, infatti, una volontà contraria alla donazione. Un segnale che evidenzia la persistenza di dubbi, timori e informazioni non sempre corrette tra la popolazione. Per gli esperti, la sfida dei prossimi anni sarà quindi duplice: aumentare ulteriormente il numero delle donazioni e ridurre le opposizioni attraverso una comunicazione più efficace e capillare. Informazione scientifica, educazione sanitaria e sensibilizzazione dei cittadini restano strumenti fondamentali per trasformare la disponibilità potenziale in una concreta opportunità di cura.
In questo scenario, anche il ruolo del farmacista può assumere una funzione importante. Grazie alla propria presenza capillare sul territorio e al rapporto di fiducia costruito con i cittadini, il farmacista rappresenta, infatti, un interlocutore privilegiato per diffondere una corretta cultura della donazione, contribuendo a contrastare false credenze e resistenze ancora presenti.
